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               F1 di Cardinalino x Canarino Rosso Arancio mosaico intenso.
 
 
 
 
 
 
                                               
                                                                                    F1 di Cardinalino x Canarino Bruno.
 
 
 
 
 
 
                                                   L'IBRIDAZIONE
 
 
 
Questo argomento è molto interessante vediamo di potere dare dei cenni.
Intanto diciamo subito che un Ibridatore che intende realizzare un buon Ibrido deve andare alla ricerca dei migliori soggetti delle 2 specie che vuole incrociare. Solo da 2 buoni soggetti si potrà avere la speranza di ottenere un valido Ibrido. Per fare un buon incrocio ci vogliono genitori in salute, dai colori vivi che corrispondono allo Standard solo in questa maniera anche la prole Ibrida potrà riuscire bella sana e forte. I soggetti da Ibridare devono essere reciprocamente affiatati. A mio avviso le Canarine femmine da Ibridare, rispetto alle femmine di altre razze e sempre più disposta ad accettere qualsiasi maschio che venga affiancato. L'alimentazione dei soggetti deve esssere equilibrata e più vicina a quella della specie più delicata della coppia. Non finirò mai di dire che la grandezza della gabbia o voliera cambia a seconda della varietà che si intende ad incrociare. E' ovvio che per i soggetti più esigenti saranno più ampie e spaziose. Per i soggetti più calmi si possono usare quelle di minori dimenzioni. Il mio consiglio ai meno esperti e di iniziare con le Ibridazioni con la femmina di Canarino, così ci potranno avere le prime esperienze, ottenendo buoni Ibridi. Però bisogna usare la Canarina giusta a secondo del maschio che si intende utilizzare. Per esempio con un maschio di Verzellino, Lucherino e Verdone si possono usare Canarine melaniche Nere o Agata a fattore giallo oppure della stessa mutazione del maschio nell'eventualità che anch'esso sia mutato. In questa maniera è possibile ottenere il 100% dei soggetti (maschio o femmina) mutati come i genitori. Invece per gli accoppiamenti con Fanello, Trombettiere, Organetto, ecc... si possono usare Canarine Nere a fattore rosso oppure della stessa mutazione del maschio. Se poi si vuole fare un passo più grande si potrebbe accoppiare Indigeno x Indigeno, utilizzando la Verdona con il Cardellino, questo accoppiamento è quello più abbordabile e che da Ibridi belli. La Verdona è sempre prolifica mentre il Cardellino maschio quando è in estro corteggia quasi tutte la femmine. Anche il Cardinalino e molto focoso, è ovvio che le Canarine da usare devono essere a fattore rosso. Per poi poter passare ad accoppiamenti più complicati  con Indigeni o altri Esotici. Per esempio a mio avviso si ottengono ottimi Ibridi e robusti con femmine di Cardellino o Organetto (ma devono essere molto mansuete). Un'altra specie di sicuro successo nell'Ibridazione è il Carpodaco Messicano il maschio è usato con molti Fringillidi, Esotici e Canarini. La femmina (del Carposdaco Messicano) più troppo è risultata scarsa. 
 
 
L'ibridologia:
L'Ibridologia è lo studio degli Ibridi, cioè di quei soggetti che derivano dall'incrocio fra specie diverse e che hanno caratteri ereditari diversi.
Voglio dare qualche altro consiglio molto utile per potere incominciare questo "delicato" cammino dell' Ibridazione.
Io cominciai ad Ibridare con i consigli del grande Renzo Esuperanzi che mi furono molto utili.
Ben pochi allevatori riescono a sfuggire a questa pratica. Relativamente ai Fringillidi la pratica dell'ibridazione è nata probabimente per questione di "canto", infatti dopo aver reso domestico il Canarino, alcuni allevatori hanno pensato bene di potenziarne il canto. Da quel momento i tentativi sono stati infiniti e piano piano e venuta fuori una statistica sia dei soggetti ibridabili con il Canarino, sia di quelli che davano escusivamente uova chiare. Da voler unire il canto a voler unire i colori il passo è stato breve. Pian piano si è iniziato a puntare  sul Cardellino e sui Carduelidi in genere. Poi con la comparsa dei Canarini lipocromici e dei bianchi in particolare gli ibridatori hanno iniziato ad  immaginare la stessa mutazione riportata sul Cardellino. Questa prospettiva ha aperto la "caccia" all' ibrido sempre più esente da macchie metaniche. Questa tendenza ce la portiamo dietro ancora oggi, tanto che la ricerca dell' incardellato pezzato è una delle branche dell'ornitologia che va per la maggiore. L' Inghitterra è la terra dei primi grandi allevatori di Canarini e ciò ha favorito gli appassionati di ibridazione che hanno sempre avuto a disposizione i soggetti più idonei ai loro bisogni, sia i lipocromici, che quelli di forma e posizione lisci da utilizzare con i vari indigeni della taglia massiccia come il Verdone, il Ciuffolotto, ecc....
Certamente i primi ibridatori, di accoppiamenti debbono averne tentati veramente moltissime, ed un pò dobbiamo invidiarli. 
Oggi determinate cose le diamo per scontate, ma proviamo a pensare quanti tentativi debbono aver fatto gli allevatori di allora per capire che il Ciuffolotto era unFringillide e quindi ibridabile con la Canarina. In quel periodo per stabilire l'affinità col Canarino ci si basava soprattutto sulla struttura fisica dei soggettti, su quella del becco e della testa in particolare, ma anche sul loro comportamento. Attualmente ci si basa quasi esclusivamente sulle esperienze altrui ed i " dogmi" sono tanti che molto pochi sono coloro che sperimentano qualche accoppiamento inedito.
Relativamente alle combinazioni di ibridi realizzati, è chiaro cha la maggior parte riguarda i Fringillidi indigeni e quelli esotici più importanti, per cui non è detto che determinate ibridazioni siano impossibili, ovviamente oltre all' intuito e all' inventiva, occorre anche una certa documentazione e disponibilità di soggetti per poterle tentare.
Le regole:
Diciamo subito che le strategie per favorire l'accoppiamento tra 2 soggetti di specie diverse sono molte e variano in base alle specie utilizzate e allo spazio a disposizione. Una vecchia regola dice che nell'F1 il padre mette i colori la madre la forma ma questo a mio avviso non sempre è vero anche se invertendo il senso dell'ibridazione il risultato può cambiare e la regola, almeno in parte, viene confermata. Questo ultimo fenomeno si nota nei Fringillidi e negli Estrildidi. Un'altro accoppiamento importante è rappresentato dall'evitare di accoppiare soggetti a fattore giallo con altri a fattore rosso, altrimenti durante la muta i grattacapi su colorare arriveranno di certo. Per ottenere dei buoni F1conviene accoppiare soggetti con disegni che si sovrappongono in modo da esaltare tale caratteristica anche nell'ibrido. Nei casi in cui i disegni non coincidono l'effetto sarà più o meno intermedio e soltanto eccezionalmente ci sarà una dominanza completa della caratteristica di una specie come ad esempio nell'ibridi tra Cardinalino ed Organetto in cui il nero della testa del Cardinalino non compare minimamente.
Una regola è quella di accoppiare soggetti della taglia il più simile possibile, evitando maschio grande e femmina piccola ma non l'inverso. Anche in questo caso a mio avviso, più che alla taglia, è al carattere dei soggetti che bisogna fare attenzione, infatti per esempio ad una femmina di Cantore d'Africa può essere accoppiato un Verdone. Al contrario un Cantore d'Africa accoppiato ad una Ciuffolotta può anche giungere a condizionarla a causa della sua irruenza nel cercare di coprirla.
Ma nonostante tutte le regole ed i metodi la caratteristica più importante per avere successo come ibridatore è quello di analizzare e comprendere il carattere dei singoli soggetti.
Proprio per questo, consiglio che i soggetti devono essere tranquilli ed in ottima forma di salute.
Non dimentichiamoci mai che ogni uccello ha una sua indole che lo rende unico, sarà cura dell'allevatore individuare i maschi più focosi per le femmine più aggressive e quelli più mansueti per le femmine più docili.
La scelta dei soggetti:
Per la scelta dei maschi consiglierei di preferire quelli più adulti, che hanno già dato risultati positivi negli anni precedenti, ma può succedere che i risultati non siano confermati, per cui conviene provare i maschi ogni anno.
Le femmine dovranno essere giovani, altrimenti, difficilmente si accoppieranno con maschi che non sono della stessa specie. Consiglio per abituare le femmine ad accettare maschi di specie diversa si può programmare la coppia l'anno prima formando delle nidiate miste. In pratica volendo fare ibrido Cardellino per Verdone basterà dividere i piccoli di una coppia di Cardellini e quelli coetanei di una coppia di Verdoni invertendoli completamente di nido in modo che riceveranno l'imprinting della specie a cui andremo ad accoppiarli l'anno successivo o meglio ancora, scambiandone solo metà ( nido di 2 Verdoni e 2 Cardellini ai Verdoni e nido identico ai Cardellini) in modo che crescendo abbiano sempre a convivere con i  fratellastri ritenendosi della stessa specie. Alloggiati nella stessa gabbia anche nel periodo post-muta saranno loro a scegliersi per formare le coppie. Questo metodo viene usato da diversi ibridatori, che alloggiono i soggetti in gabbioni fino ad inizio primavera, poi vedendo quali sono i soggetti che si fermano nello stesso posatoio per dormire vicini, lo tolgono  dal gabbione per metterli nella gabbia o voliera per la riproduzione. Nel gabbione possono essere messi soggetti maschi di una specie e femmine di un'altra, maschi di più specie e femmine di una soltanto, o maschi e femmine tutti di specie diverse.
Attenzione alle false mute per evitarle è opportuno situare il gabbione nello stesso locale in cui poi i soggetti dovranno riprodursi.
Gli Ibridi pezzati:
Per generare gli F1 pezzati si devono usare Canarine lipocromiche di taglia più simile possibile a quella del Fringillide con cui accoppiarle. E' opportuno utilizzare delle femmine di taglia minore per il Cardellino, Verzellino, Lucherino, Canarino del Mozambino, ecc.....prediligendo invece la femmina di grossa mole per il Verdone, Crociere, ecc....
Per i soggetti a fattore rosso ( Cardellino, Organetto, Fanello, Carpodachi, ecc....) vanno usate canarine a fattore rosso e per gli altri quelle a fattore giallo.
Gli Ibridi scuri:
La femmina di Canarino deve essere molto ossidata. Ad esempio per avere degli ibridi apprezzabili con il Cardellino si dovrà puntare su una verde mosaico, per il Carpodaco Messicano e l'Organetto potrà andare bene una bronzo mosaico, per il Negrito della Bolivia una ardesia soffusa, per un Cardinalino una bronzo intensa, ecc.....
In genere con i soggetti che hanno un mantello con lipocromo intenso e diffuso è meglio usare le Canarine intense, per gli altri vanno bene le mosaico.
Gli Ibridi mutati:
Per ottenere ibridi mutati possiamo usare sia Fringillidi mutati che Canarini mutati.
Oggi si possono ottenere dei maschi F1 mutati usando il maschio indigeno o esotico mutato con la femmina di Canarino che presenta la stessa  mutazione. Ad esempio  ibridi " chiari " con il Carpodaco Messicano feomelanico nascono sia con una femmina rubino (Feo) che con una topazio; allo stesso modo con dei maschi Verdoni agata vengono generati ibridi maschi mutati sia usando una femmina di Canarino agata che una satinè. Gli ibridi mutati in definitiva vanno fatti utilizzando i soggetti che possano trasmettere alla progenie il colore, o quanto meno la forma, e che queste siano individuabili in fase di giudizio. Tra questi si può citare: Cardellino, Crociere, Ciuffolotto, Verzellino, ecc.....
Con quelle specie in cui il dimorfismo sessuale è accentuato e la femmina non possiede un disegno caratterizzante, è meglio non puntare ad ibridi mutati di sesso femminile. Rientrano in questa casistica gli F1 mutati ottenibili con il Spinus fatta eccezione per il Cardinalino ed il Lucherino PN, con i Verdoni fatta eccezione per quello dell'Himalaya, ecc......
Gli Ibridi di mole grosse:
Per produrre  Ibridi di grande mole, bisogna usare Uccelli più grandi. Per esempio i Ciuffolotti (pyrrhula p. pyrrhula) a ccoppiati con volatili di grandi mole (Canarini di razze Norwich, Lancashire, Yorkshire, Arricciati di Parigi e Arricciati Giganti Italiani, Frosoni, grossi Verdoni, ecc..). Nei Canarini prima di accoppiarli sfortire le lunghe piume della cloaca.
Gli Ibridi di mole piccole: 
In questo caso si scelgono gli esemplari più piccoli ( Cantore d'Africa, Canarino del Mozambico, Organetti Minori, Verzellini, Canarini di razza Spagnola, Fife Fancy, Cardellini, Cardinalini del Venezuela, ecc....). 
Gli Ibridi di mole medie:
Per "mole medie" si intende quella di un Canarino di colore, quindi tutte le specie di volatili con mole simili e quelle di un Canarino di colore ( Verdoni, Lucherini, Fanelli, ecc....). 
Colorazione degli Ibridi:
L'allevatore ricorre all'ibridazione sia per la soddisfazione personale, che per la gioia che si prova nella speratura delle uova quando sono feconde. In ibridazione la mano dell'allevatore è molto importante.
La bellezza dell'ibrido  dipenderà dalla scelta dei genitori e la sua indole dipenderà dalla preparazione che ha ricevuto, dalla scelta del colore, in particolare per i soggettti a fattore rosso in cui si rende necessaria la colorazione artificiale.
Quando scaturiscono dall'accoppiamento tra 2 soggetti  a fattore rosso gli F1 andranno regolarmente colorati, mentre se sono stati generati da soggetti non a fattore rosso non andranno colorati. 
Gli accoppiamnenti tra soggetti con diverso lipocromo andrebbero evitati, mentre si possono tranquillamente fare quelli tra soggetti senza lipocromo ed altri che il lipocromo ce l'hanno ( Cantore d'Africa x Cardinalino). In questo caso gli F1 andranno colorati solo se il soggetto con lipocromo è a fattore rosso. Nell' ibridazione con il Canarino domestico è ovvio che i soggetti a fattore rosso andranno accoppiati con Canarini a fattore rosso per poi essere colorati e gli altri con quelli a fattore giallo o gli apigmentati per non essere colorati in alcun caso. Negli ibridi che non coinvolgano il Canarino domestico si possono colorare gli F1 scaturiti dall'accoppiamento tra 2 soggetti a zone lipocromiche molto marcate e corrispondenti ( Canarino Ventre Giallo x Ciuffolotta in cui entrambi i soggetti hanno una forte carica lipocromica sulle parti inferiori con essenza o quasi di melanine ) mentre è preferibile non colorare quando la carica lipocromica è presente ma non chiede infiltrazioni melaniche ( Verdone x Ciuffolotta ). Gli ibridi di Crociere vanno colorati se ottenuti con altri soggetti a fattore rosso quali il Ciuffolotto, l'Organetto, il Cardellino, ecc......mentre non andranno colorati se l'altro genere non è a fattore rosso ( Lucherino TN, Canarino del Mozambico, Verdone, ecc......). Il Cardellino e il Verzellino fronte rossa  vanno considerati non a fattore rosso, per cui accoppiati a soggettti dello stesso gruppo, daranno origine ad ibridi  da non colorare ( Cardellino x Canarino del Mozambico, fronte rossa x Verdone ) dato che colorandoli, si esalterebbe una caratteristica quale la mascherina del Cardellino o la calotta del Fronte rossa inquinando il resto del mantello e coprendo completamente il colore trasmesso dal soggetto non a fattore rosso ( Verdone, Momzabico). se il Cardellino e il Verzellino Fronte rossa vengono accoppiati con soggetti a fattore rosso, gli F1 andranno sicuramente colorati ( Cardellino x Cardinalino, Verzellino Fronte rossa x Organetto), altrimenti per tenere lo specchio alare giallo, nell'ibrido Cardellino x Ciuffolotta dovremo penalizzare sia la mascherina che il petto i quali, anzichè rossi, non colorando sarebbero arancio quindi l'ibrido diventerebbe di scarso valore estetico. Unendo il Cardellino o il Verzellino Fronte rossa a soggetti da non colorare , una volta completamente ultimata la muta si possono togliere le piume sulla zona di elezione rossa dell'ibrido ( maschera per quelli con il Cardellino e fronte per quelli con il Fronte rossa) e fornire alimentazione colorante da quel momento, fino a quando le nuove piume non sono completamente cresciute. Il colorante artificiale va messo nel pastoncino, nei semi cotti o bagnati, in alimenti che sono graditi dal volatile. Il colorante va messo in questi ultimi casi in acqua e spruzzato. Un eccessivo dosaggio di colorante intossica i soggetti fino ad ucciderli per cui bisogna mettere la giusta quantità.
Nel caso di lievi intossicazioni palesate con immobilità, ingrossamento del fegato e leggero arruffamento, si dovrà interrompere la somministrazione del colorante e occorrerà mettere nel beverino il latte per 2 o 3 giorni.  
I reincroci:
Sono fecondi tutti gli ibridi tra le specie del  sottogenere Spinus, quelli del sottogenere Chloris, quelli del genere Fringilla. 
Per gli altri generi la totale fecondità è da dimostrare, mentre esiste la certezza che quasi tutti gli F1 scaturiti dai Serinus sono sterili con l'unica eccezione conosciuta degli ibridi maschi Verzellino x Canarino.
Perchè un soggetto sia considerato specie e non reincrocio si deve arrivare ad R4 e cioè ad un massimo di 1/16 di sangue  dell'altra specie. In questo passaggio che porta da F1 a R4 ci si può anche  soffermare e per avere più soggetti con cui lavorare per generare degli F2 ( che nascono dagli F1 accoppiati tra loro quindi sono geneticamente identici agli stessi) e così via andando avanti. Per impiegare meno tempo, è opportuno progredire ogni anno ed accoppiare gli F1 ai parentali su cui traslare la mutazione ( generando così gli R1) scegliendo i più belli per taglia e colore. L'anno successivo accoppiando gli R1 con la stessa specie si otterranno gli R2 e così via. La taglia è importante perchè ad esempio per portare la mutazione bruno dal Verdone al Verdone di Cina, si potra scegliere un ottimo Verdone bruno di taglia piccola ed una femmina di Verdone di Cina piccola . Tra gli F1 andranno scelti i più piccoli e somiglianti al Verdone di Cina, sia tra i maschi portatori, che tra le femmine mutate. Per ottenere gli R1, tali F1 andranno accoppiati con dei Verdoni di Cina maschi e femmine più piccoli del normale e con molto lipocromo. I maschi portatori e le femmine mutate , l'anno successivo andranno accoppiati con Verdoni di Cina delle stesse caratteristiche e così via fino all'R4.  
I soggetti ancestrali da usare  di volta in volta devono essere sempre diversi e tra i figli ottenuti ad ogni generazione, andranno scelti sempre quelli più somiglianti al Verdone di Cina, scartando gli altri. Con questo metodo le mutazioni del Lucherino e del Lucherino Testa Nera sono state spostate sul Cardinalino del Venezuela ed allo stesso modo potrebbero essere inserite in tutti gli Spinus.
 
NB: F1= ibrido di prima generazione nato da genitori di specie diversa;
F2= ibrido di seconda generazione nato dall'unione di due F1;
F3= ibrido di terza generazione nato dall'unione di due F2.
R1 = individuo nato dall'unione di un F1 con un esemplare delle due specie dalle quali lo stesso F1 deriva;
R2 = individuo nato dall'accoppiamento di un Rl maschio con un Rl femmina.
 
 
 
Tantissimi Saluti.
 
 
 
                                                   
 
 
 
                                        
                                 PROBLEMI DI IBRIDAZIONE
                                      del dott. LUIGI BROCCHI


L'ibridazione e indubbiamente una pratica di elevato interesse, tuttavia dovrebbe sussistere solo come mezzo per introdurre nuovi caratteri in una specie.
Pertanto, il primo presupposto la fecondità degli ibridi, che puo essere molto approssimativamente prevista in base alle statistiche e valutando l'affinità delle specie incrcialate .
In linea di massima la femmina Fl deve considerarsi sterile, quindi ne consegue che gli ibridi di prima generazione non possono essere incrociati fra di loro.
Pare che le feminine Fl Canarino-verzellino e canarino-venturone possano essere in piccola percentuale fertili, ma cio deve essere considerato con le dovute cautele. La sterilità delle feminine ibride e in buona parte dovuta all'eterogeneità della coppia cromosomica XY, ma certamente entrano in gioco anche altre coppie di autosomi. maschio ibrido ha maggiori probability di es-sere fertile; ma, come si e detto, molto dipende dall'affinità dei genitori; ad esempio l'ibrido Fl cardinalino-canarina, due specie poco affini, e scarsamente fertile, mentre i'ibrido verzellino-canarina e venturone-canarina sono in aka percentuale fertili ,a comprova della stretta parentela che intercorre fra le tre specie.
Le cose non vanno invece nello stesso modo per i Serinus africani, come il Canarino del Monzambico, che si incrocia molto facilmente con il canarino domestico, risultandone ibridi motto belli, canori e vivaci ma poco o nulla fecondi.
L'organetto si accoppia facilmente con la canarina, e le uova risultano quasi sempre fecondate; tuttavia l'embrione muore quasi sempre intorno al quinto giorno, o si registrano spesso malformazioni dei pulcini.

MORFOLOGIA DEGLI IBRIDI
La forma
La forma dimostra di essere essenzialmente determinante da fattori legati al cromosoma del sesso maschile, caratterizzati in questo caso da dominanza intermedia; ne risulta the le femmine Fl ,sono straordinariamente simili al padre, mentre i maschi hanno caratteristiche morfologiche intermedie.

La taglia
Gli ibridi hanno taglia intermedia fra quella dei genitori; le femmine tendono ad avvicinarsi allla taglia del padre.

II piumaggio giovanile
Se, come normalmente avviene, anche uno solo dei genitori appartiene a specie in cui esista piumaggio giovanile particolare (la maggioranza dei casi) anche gli ibridi lo avranno; e dunque un carattere dominante.
Ad esempio i novelli Cardinalino-canarina sono bruno-biondastri con tinta melanica uniforme, esattamente come i giovani cardinalini.
Alla prima muta si colorano di un bel rosso aranciato e compare it «cappuccio» nero, con rimarchevoli differenze individuall nell'intensita del rosso.

Dimorfismo

Il dimorfismo, se presente anche in uno solo dei genitori, passa regolarmente agli ibridi.
E' pertanto una caratteristica non recessiva (dominante), e non direttamente legata al sesso.
Di qui, visto che siamo in argomento, l'assurdità di considerare it fattore mosaic() recessivo e legato al sesso e nello stesso tempo corrispondente al dimorfismo ereditato dal Cardinalino

Colorazione lipocromica

L'assenza di lipocromo puo essere dovuta a fattore dominante (Canarino bianco dominante) o a fattore recessivo (uccelli non lipocromici, canarino bianco recessivo).
Accoppiando quindi un soggetto lipocromico con uno non lipocromico dominante, otterremo statisticamente meta prole lipocromica e meta non lipocromica. L'incrocio di un individuo lipocromico con soggetto non lipocromico recessivo produce solo prole pigmentata.
Fattore per il rosso, decisamente dominante, dovrebbe passare sempre allo stato eterozigote negli ibridi; accade invece che accoppiando un soggetto a fattore rosso con soggetto giallo non sempre si ha prole arancio; anzi la percentuale di individui fenotipicamente arancio puel essere piuttosto bassa, doe in una nidiata la maggior parte dei soggetti puO, dopo la prima muta, risultare gialla; non e noto perclie cio ovvenga, ma e certo che tale inconveniente aumenta le difficolta nell'introduzione del fattore rosso nelle specie a lipocromo giallo.
Dall'accoppiamento di un Canarino del Monzambico con una canarina avorio-mosaico a fattore rosso, solo un soggetto su cinque e risultato abbastanza aranciato, mentre gli altri hanno mutato in giallo normale: a dispetto delle regole della genetica.
Lo stesso accade negli incroci fra Cardinalino e altri Spinus gialli.

Melanine

I fattori melanici sono legati al cromosoma del sesso maschile.
Il nero domina sul bruno, per cui se una delle due specie incrociate e fortemente ossidato o ha toni grigi marcati ,anche gli ibridi avranno tali caratteristiche, ancora più marcate nelle femmine (maggiori toni grigi).
Se solo it maschio ha fattori di diluizione, con femmina melanica normale risultera prole femminile diluita e maschi normali.
Accoppiando ad esempio un canarino isabella, o satine, con una cardellina, si otterra prole f emminile ibrida di notevole bellezza, dato che it cardellino e praticamente privo di dimorfismo.
I maschi risulteranno portatori, con scarce probability di trasmettere i fattori in successive reincroci a causa della sterilità.


Piumaggio brinato e intensivo


Brinatura caratteristica del canarino passa in parte anche agli ibridi i quali risultano pin bele più armoniosi a causa del piumaggio più voluminoso e soffice; cio dimostra che it carattere «intenso», dominante sulla brinatura, e proprio solo del canarino e non delle altre specie che tuttavia fenotipicamente possono essere tali.
Nello stesso modo il carattere intenso passa agli ibridi, ma si manifesta praticamente con una diminuzione dello spessore del piumaggio.

II disegno

Il disegno e legato a fattori dominanti e non legato al sesso.
Gli ibridi quindi avranno i due tipi di disegno dei genitori, praticamente sovrapposti e piuttosto sfumati. Questa caratteristica lascia seri e giustificati dubbi sulla reale possibility di ottenere it «canarino nero» partendo da Serinus o Spinus neri e reincrociando con canarini: cosi facendo si otterra una progressiva ed inesorabile ricomparsa del disegno caratteristico del canarino, dato da striature che attenuano le tinte. lnoltre it reinctocio determina un aumento dei melanociti bruni propri dei canarino che impedlscono l'affermarsi di una colorazione decisamente nera.
Prima di avventurarsi nella creazione del cananno nero, e consigliabile prendere atto di questi dati, e spendere it tempo, o meglio, gli anni, per pratiche psu proficue. Net frattempo i sostenitori di certe teorie potranno per proprio conto percorrere la via da loro indicata.

Cause della sterilità degli ibridi

La causa prima della sterilità degli ibridi e la mancanza di affinityàfra i loro genitori. Il cariotipo (complesso dei cromosomi) e caratterizzato da coppie di cromosomi eterogenei che rendono difficoltosa u impossibile la meiosi, processo che porta alla formazione dei gameti.
E' tuttaltro che provata la convinzione che ibrido abbia bisogno di tempo per «maturare» sessualmente; potrebbe trarre in inganno it fatto che le scarse probabilità di formazione di gameti fertili conduce automaticamente a un maggior numero di tentativi infruttuosi.
La generalità degli ibridi maschi appaiono sessualmente normali e in perfetta forma amorosa, sia per quanto riguarda it comportamento sia per le mutazioni somatiche; cie fa presupporre un regolare funzionamento dell'ipofisi e delle gonadi.
L'unico tentativo che potrebbe essere fatto consiste nell'iniezione di ormoni follicolo-stimolanti (FSH), che agiscono sui tubuli seminiferi e sulla sparamtogenesi nella presunzione che ad un incremento della gametogenesi corrisponda un aumento della probability di formazione di spermatozoi fertili, i1 che e tuttaltro che certo.
II trattamento dura quindici giorni, e consiste in iniezioni, a giorni alterni, di 2 U.I. di Gonadotrafon FSH per via sottocutanea; il farmaco difficilmente reperibile in commercio.
La somministrazione di ormoni androgeni non e di alcuna utilità, e non e scevra da inconvenienti.

Ottenimento degli ibridi
Non vi ,sono particolari difficoltà nell'ibridazione, purchè i soggetti da unire non abbiano particolari incompatibility reciproche.
La coppia deve essere precauzionalmente formata intorno al period() autunnale della muta e la gabbia deve essere schermata anche con della semplice carta scura per evitare che vengano visti altri uccelli ingabbiati, che e invece utile siano sentiti cantare.
Ho osservato ripetutamente che la presenza di rovelli disturba le successive ibridazioni; per ovviare a questo inconveniente e utile, una Volta ottenute uova feconde, passarle a balia e pro cedere ad un ulteriore accoppiamento.
Durante 13 cova la femmina (normalmente trattasi di Canarina) deve essere tenuta separata dal maschio, it quale pith esagerare in cure maldestre e danneggiare le uova.
Una volta trovata una coppia affiatata e consigliabile conservarla, anche se ho potuto constatare che un buon maschio resta tale anche se usato con pis femmine.

 
Buona Ibridazione e in bocca al lupo da ANTONIO PAPANIA
 
 
 
 
 
MA CHI ERA MENDEL E COSA E' LA LEGGE DI MENDEL?
 
Gregor Mendel (Heizendorf, 1822 – 1884) è stato un biologo e un monaco agostiniano ceco-austriaco, considerato, per le sue osservazioni sui caratteri ereditari, il precursore della moderna genetica.
 
Il nome "Gregor" — con cui Mendel è oggi universalmente noto — gli fu in realtà attribuito all'atto della sua ordinazione sacerdotale.
Johan Gregor Mendel apparteneva ad una famiglia di tedeschi sudeti , nella Slesia moravica, parte della Cechia di oggi, ma allora parte dell'Impero austriaco, egli era l'unico figlio di un contadino di Heizendorf dove nacque il 22 luglio 1822; Durante la sua infanzia lavorò come giardiniere, e frequentò l'Istituto Filosofico di Olmütz (oggi Olomouc). Nel 1843 iniziò a studiare nell'abbazia agostiniana di San Tommaso a Brünn, dove dimostrò di avere una spiccata predisposizione all'apprendimento, e (come abbiamo già detto) assunse il nome Gregor al suo ingresso nella vita monastica. Nell'agosto del 1847 ricevette i voti sacerdotali tuttavia, essendo stato assegnato alle attività pastorali, comprese presto di dover intraprendere il cammino dello studio e dell'insegnamento; infatti nel 1849 venne assegnato ad una scuola media di Znaim, nella città si sottopose all'esame per diventare professore che superò dopo numerosi fallimenti e bocciature. Nel 1851 fu inviato all'Università di Vienna per studiare, e tornò nell'abbazia come professore, principalmente di fisica, matematica e biologia nel 1853.
Proprio nell'università sviluppò le sue doti di ricercatore e scienziato, fondamenti della sua attività futura nel monastero di Brno, del quale nel 1868 divenne abate. Mendel amava dedicarsi all'orto dell'abbazia, dove scoprì le caratteristiche variabili delle piante, svelando dopo molti anni di lavoro i meccanismi dell'ereditarietà. Gregor Mendel, oggi conosciuto un po' impropriamente come "padre della genetica moderna" per compiere i suoi esperimenti coltivò e analizzò durante i 7 anni di esperimenti circa 28.000 piante di piselli; successivamente impegnò un biennio per elaborare i suoi dati che portarono a due generalizzazioni che divennero in seguito famose come Leggi dell'Ereditarietà di Mendel, tuttavia il lavoro venne riconosciuto dalla comunità scientifica solo dopo la sua morte. Dopo una tranquilla e devota vita si spense il 6 gennaio 1884. Il concetto base concepito dal monaco era molto innovativo, egli infatti dedusse che l'ereditarietà era un fenomeno dovuto ad agenti specifici contenuti nei genitori, al contrario di quanto creduto all'epoca. Non si può tuttavia ancora parlare di genetica, termine coniato nel 1906 da Bateson.
Mendel identificò dopo sette anni di selezione sette "Linee pure": sette varietà di pisello che differivano per caratteri estremamente visibili (forma del seme: liscio o rugoso; colore del seme: giallo o verde: è proprio grazie a queste caratteristiche che tale pianta (Pisum sativum) si prestava particolarmente, oltre che a un semplice sistema riproduttivo; il monaco poteva impollinare a piacimento i suoi vegetali. Egli operò con un vastissimo numero di esemplari perché sapeva che le leggi della probabilità si manifestano sui grandi numeri. Negli ultimi anni della vita dovette impegnare le sue forze lottando per vedere riconosciuto un presunto diritto. Il governo austriaco, per ridurre il dissesto finanziario, aveva imposto gravi tasse ai monasteri, e Mendel riteneva ingiusta questa legge. Ripetutamente egli scrisse lunghe lettere spiegando il suo modo di intendere la legge e, con la sua tipica perseveranza, rifiutò di pagare le tasse. Per questa situazione egli venne gradualmente isolato dai suoi precedenti amici e anche dalla comunità. Fin da giovane, Mendel era convinto che "le forze della natura agiscono secondo una segreta armonia, che è compito dell'uomo scoprire per il bene dell'uomo stesso e la gloria del Creatore".
È proprio a livello del metodo che si rileva un fondamentale contributo di Mendel: egli applica per la prima lo strumento matematico, in particolare la statistica e il calcolo delle probabilità, allo studio dell'ereditarietà biologica. Trentacinque anni dopo la scoperta delle leggi mendeliane, l'olandese Hugo de Vries, il tedesco Carl Correns e l'austriaco Erich von Tschermak dopo essere giunti alle stesse conclusioni del monaco boemio, si accorsero della sua opera e riconobbero il merito a Gregor Mendel. Così, nel 1900 l'opera di Mendel riuscì ad avere il luogo che li corrispondeva nella storia della scienza. La scienza dell'ereditarietà ricevette il nome di Genetica nel 1906 ad opera di William Bateson; il termine "gene" fu introdotto ancora più tardi, nel 1909, da Wilhem Johansen.
 
Il concetto base concepito dal monaco era molto innovativo, egli infatti dedusse che l'ereditarietà era un fenomeno dovuto ad agenti specifici contenuti nei genitori, al contrario di quanto creduto all'epoca. Non si può tuttavia ancora parlare di genetica, termine coniato nel 1906 da Bateson.
Mendel identificò dopo sette anni di selezione sette "Linee pure": sette varietà di pisello che differivano per caratteri estremamente visibili (forma del seme: liscio o rugoso; colore del seme giallo o verde): e proprio grazie a queste caratteristiche che tale pianta (Pisum sativum) si prestava particolarmente, oltre che a un semplice sistema riproduttivo; il monaco poteva impollinare a piacimento i suoi vegetali. Egli operò con un vastissimo numero di esemplari perché sapeva che le leggi della probabilità si manifestano sui grandi numeri.
Mendel prese due varietà di piante di pisello completamente diverse,appartenenti alle cosiddette linee pure (ovvero quelle nelle quali l'aspetto è rimasto costante dopo numerose generazioni), ed iniziò ad incrociare le suddette per caratteri specularmente diversi: ad esempio una pianta a fiori rossi con una pianta a fiori gialli. Notò che la prima generazione filiale (detta anche F1) manifestava soltanto uno dei caratteri delle generazioni parentali (detta anche P) e ne dedusse che uno dei due caratteri doveva essere dominantegenerazione, di caratteri rispetto all'altro: da questa osservazione trae origine la legge sulla dominanza. Incrociando poi tra loro le piante della generazione F1, Mendel osservò la ricomparsa, in parte della successiva "persi" nella F1 e capì quindi che essi non erano realmente scomparsi, bensì erano stati "oscurati" da quello dominante. Osservando la periodicità della seconda generazione filiale o F2, (tre esemplari mostrano il gene dominante e uno il gene recessivo) Mendel portò le scoperte ancora più avanti:
A) L'esistenza dei geni (detti in un primo momento caratteri determinanti ereditari)
 
B) I fenotipi alternativi presenti nella F2 sono definiti da forme diverse dello stesso gene, tali forme sono chiamate alleli
 
C) per dare origine alla periodicità della F2 ogni tipo di gene deve essere presente, nelle piante di pisello adulte, con due copie per cellula che si segregano al momento della produzione dei gameti.
 
                                                                               Le leggi di Mendel.....
 
Le tre leggi di Mendel, che descrivono la trasmissione dei caratteri ereditari da una generazione all’altra, segnano l’inizio della genetica classica. Convenzionalmente l’anno di nascita della genetica è il 1865 (anche se la parola genetica fu introdotta solo nel 1906) anno in cui il monaco agostiniano boemo Gregor Mendel (1822 – 1884) comunicò i risultati delle sue esperienze, durate molti anni, su una specie di pisello (Pisum sativum). Aveva incrociato individui che differivano per uno o due caratteri al massimo e i risultati delle sue esperienze furono elaborati e inseriti in uno schema teorico di esemplare chiarezza grazie alle sue conoscenze non solo naturalistiche, ma anche matematiche. Ricordiamo che prima di Mendel si incrociavano individui che differivano per molti caratteri per cui era difficile arrivare a conclusioni sicure e si pensava quindi che i discendenti ereditassero una mescolanza dei caratteri dei genitori. Le leggi di Mendel furono a lungo dimenticate fino a quando furono riscoperte indipendentemente da Correns, De Vries, Tschermak nel 1900 e si comprese che descrivevano l’ereditarietà non solo delle specie sperimentate da Mendel, ma anche delle altre specie vegetali e animali (specie umana compresa).
Osserviamo infine che la terminologia abitualmente adottata di leggi di Mendel non è del tutto appropriata perché la formulazione odierna è stata in parte modificata e in parte accompagnata da precisazioni per tener conto di risultati di esperienze non effettuate da Mendel. In questa lezione descriveremo i risultati di incroci di specie vegetali e animali (e della specie umana) spesso diverse da quelle utilizzate dal monaco boemo nelle sue esperienze.
Prima legge (o dell’uniformità degli eterozigoti):
Incrociando individui omozigoti (cioè puri) che differiscono per un carattere sono generati discendenti eterozigoti (cioè ibridi) uniformi per quel carattere. Parliamo, a differenza di Mendel, non di dominanza, ma di uniformità degli ibridi, poiché la dominanza non è la regola generale. Ricordiamo che omozigote (o puro) per un carattere significa che da innumerevoli 
generazioni gli antenati di quell’individuo hanno espresso quel carattere (ad esempio fiori sempre bianchi).
Attualmente al termine ibrido si preferisce il termine eterozigote. Faremo 4 esempi: due in cui non c’è dominanza (eredità mista) e due in cui c’è.  I dati sono sperimentali.
 
           
 

           
 
Osserviamo che in tutti gli esempi gli eterozigoti della F1 sono uniformi per il carattere considerato.
Nei primi due esempi gli eterozigoti hanno un carattere intermedio rispetto agli omozigoti della generazione P.
In questo caso (non previsto da Mendel) parliamo di eredità mista o di codominanza o di dominanza incompleta.
Negli ultimi due esempi gli eterozigoti della F1 assumono il carattere di uno solo dei due genitori P.
Il carattere che si manifesta è detto dominante e quello che non si manifesta è detto recessivo.
Dai quattro esempi si comprende come non sia corretto denominare la prima legge come legge della dominanza, come solitamente avviene, perché solo l’uniformità degli ibridi accomuna i risultati di tutte le esperienze.
Seconda legge (o della disgiunzione o della segregazione):
Incrociando gli eterozigoti (della prima generazione di discendenti o F1) sono generati discendenti di seconda generazione
(o F2) che esprimono i caratteri (nel caso di eredità mista) o il carattere (nel caso di dominanza) presenti nella generazione
P e assenti nella generazione F1. Faremo 4 esempi: due in cui non c’è dominanza (eredità mista) e due in cui c’è.  I dati sono sperimentali.
 
                    
                  
                    
 
Osserviamo che nel 1° esempio nella F2 ricompaiono i due caratteri della P rosso e bianco, che nel 2° esempio nella F2 ricompaiono i due caratteri nero e bianco, che nel 3° esempio ricompare il carattere della P bianco e che nel 4° esempio nella F2 ricompare il carattere della P liscio.Tutti questi caratteri non si erano espressi nella F1. Osserviamo anche che nel 3°
e nel 4° esempio (in cui c’è dominanza) nella F2 il 75% (3/4) esprime il carattere dominante (fiore rosso o capelli ricci).
In parte questo 75% è omozigote (25%)  e in parte  eterozigote (50%). Si dice che questi individui che esprimono il carattere dominante hanno lo stesso fenotipo (uguale aspetto), ma diverso genotipo (diverse informazioni genetiche essendo alcuni omozigoti  e altri eterozigoti). Per distinguere gli individui che pur avendo uguale fenotipo hanno diverso genotipo si effettua il reincrocio: cioè li si incrocia con individui con carattere recessivo (ovviamente omozigoti) . Se ad esempio incrociamo piselli con fiore rosso con altri con fiore bianco, se il fiore rosso è omozigote, i discendenti di questo 
incrocio sono tutti rossi (ovviamente eterozigoti); se invece il fiore rosso è eterozigote i discendenti di questo incrocio sono metà rossi (eterozigoti) e metà bianchi (omozigoti). Naturalmente il reincrocio non ha alcuna utilità se non vi è dominanza: gli eterozigoti hanno tutti lo stesso carattere intermedio e sono immediatamente distinguibili dagli omozigoti.
Terza legge (o dell’indipendenza):
Incrociando individui che differiscono per due caratteri, ogni carattere si trasmette indipendentemente dall’altro.
Ad esempio consideriamo semi di pisello (Pisum sativum). Possono variare per il colore (giallo dominante o verde recessivo) o per il tipo di superficie (liscia dominante o rugosa recessiva). Incrociamo individui omozigoti con semi gialli-lisci con individui con semi verdi-rugosi.
 
                    
 
 
Nella F1 tutti gli individui, in accordo con la prima legge di Mendel, presentano entrambi i caratteri dominanti e sono eterozigoti. Nella F2 solo 1/16 degli individui con semi gialli-lisci sono omozigoti per entrambi i caratteri, tutti gli individui con semi verdi-rugosi sono omozigoti. Se nella F2 consideriamo non le combinazioni di caratteri, ma un carattere alla volta notiamo che, in accordo con la seconda legge di Mendel, sono presenti individui con semi gialli (9/16+3/16=12/16=3/4) e 
con semi verdi (3/16+1/16=4/16=1/4), individui con semi lisci (9/16+3/16=12/16=3/4) e con semi rugosi 
(3/16+1/16=4/16=1/4). Ogni carattere si è quindi trasmesso indipendentemente dall’altro.
La legge dell’indipendenza spiega (assieme alle mutazioni cromosomiche) la variabilità che osserviamo negli individui della stessa specie (nella popolazione sono presenti infatti altre combinazioni di caratteri rispetto a quelle della P) e ricordiamo che la variabilità permette alla selezione naturale di scegliere gli individui più adatti. Purtroppo Darwin o non conobbe l’opera di Mendel o non ne comprese l’importanza. Ricordiamo infine che la legge dell’indipendenza non ha valore generale per tutti i caratteri. Esperienze successive a quelle di Mendel permisero di capire che i caratteri si esprimono indipendentemente solo se  sono  codificati da cromosomi diversi: se sono codificati dallo stesso cromosoma vengono quasi sempre trasmessi insieme.
Come simulare i risultati delle leggi di Mendel nel laboratorio di matematica:
Possiamo facilmente simularne i risultati con semplicissime esperienze o scrivendo facili programmi per computer simili a quelli che appaiono in una specifica pagina di questo sito. Per simulare la prima legge si preparano due gettoni: il primo con entrambe le facce rosse e il secondo con entrambe le facce bianche. Anche se i due gettoni della coppia non vengono lanciati è evidente che ogni volta si ottiene la combinazione rosso – bianco (frequenza relativa = 1 = 100%), che in presenza di dominanza corrisponde a individui rossi eterozigoti e che in assenza di dominanza corrisponde a individui rosa eterozigoti.
Di seguito sono riprodotte le schermate  ottenute con un mio programma che simula la prima legge.
 
                   

Per simulare la seconda legge si preparano due gettoni uguali aventi entrambi una faccia rossa e una bianca e li si lanciano centinaia di volte. Calcoleremo infine le frequenze relative delle seguenti combinazioni: rosso – rosso, (rosso – bianco o bianco – rosso), bianco – bianco. Nel caso di simulazione della seconda legge con dominanza si sommano le frequenze relative di: rosso  – rosso, rosso  – bianco, bianco  – rosso perche tutte corrispondono al fenotipo rosso. Se non vi è 
dominanza la combinazione rosso – bianco  e quella bianco – rosso corrisponde al colore rosa (eterozigoti).
Per simulare la terza legge possiamo utilizzare due tetraedri uguali. Sulle 4 facce di ciascuno scriviamo i seguenti simboli: GL  (giallo  – liscio), Gl (giallo  – rugoso). gL (verde – liscio), gl (verde – rugoso). Lanciando la coppia di tetraedri migliaia di volte, annotiamo le combinazioni uscite e, tenendo conto della dominanza, otteniamo per ogni coppia di caratteri frequenze relative molto vicine a quelle ottenute da Mendel (giallo – liscio 9/16, giallo – rugoso 3/16, verde – liscio 3/16, verde – rugoso 1/16). 
Come si possono spiegare, col calcolo delle probabilità, i risultati ottenuti da Mendel:
I risultati ottenuti in tutti gli incroci precedenti possono essere spiegati in un solo modo. Ogni individuo possiede due informazioni (in seguito denominate geni – singolare gene) localizzate (Mendel non ne era a conoscenza) per ogni carattere localizzate in punti corrispondenti dei cromosomi omologhi. Ciascuna di queste informazioni può presentarsi in forme diverse dette alleli (singolare allele) Durante la formazione dei gameti esse si separano (disgiunzione). Noi ora sappiamo che durante la gametogenesi i cromosomi di ogni coppia si separano. Così, per ogni carattere, il discendente erediterà un’informazione da un genitore e l’altra dall’altro (non importa da quale genitore riceverà un gene o l’altro.
Per mezzo del calcolo delle probabilità , partendo dall’ipotesi formulata, possiamo prevedere i risultati degli incroci e osserviamo che i valori della probabilità matematica si accordano perfettamente con le frequenze relative ottenute sperimentalmente da Mendel.
 
                 

                 
 
                 
 
 
Osservazioni finali:
Spesso in natura un solo carattere è determinato da più geni detti poligeni (ad esempio il colore della pelle nella specie umana). In questo caso dobbiamo applicare le leggi di Mendel ad ogni coppia di alleli.
 
 
                                            BUONA  VISIONE A TUTTI   
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
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