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Ciaoooo a tutti, tanti anni fa andai a trovare un mio amico, abita anche in Sicilia, il quale aveva un paio di Pettirossi e Usignoli nelle voliere. Non avevo mai visto questi bellissimi uccelli in una voliera, notai che erano molto tranquilli anche in mia presenza. L'indomani ritornai negli uccelli, rimasi li un paio di ore e notai che erano in ottima forma, stavano bene in voliera, questo per me era il massimo. Fu la mia prima esperienza nel vedere il Pettirosso in voliera in ottima salute arrivando pure a nidificare.
 
IL PETTIROSSO (Erithacus rubecula).

Nome volgare: Pettirosso
Descrizione: Il pettirosso è un piccolo uccello passeriforme (Erithacus rubecula) appartenente alla famiglia dei Turdidi. Pur avendo dimensioni ridotte circa 13 cm è conosciuto per il suo comportamento “spavaldo”. Ha il becco dritto e appuntito e prende il nome dalla caratteristica macchia rossa situata sulla gola e sul petto, mentre il resto del corpo e di colore bruno-olivastro. E' di aspetto paffuto. Gli adulti hanno il petto e la fronte colorata di arancio. Ai giovani manca la colorazione arancione e sono fortemente macchiettati. Il comportamento è confidente rispetto all'uomo ed ha attitudini vivaci note a tutti. Il pettirosso si lascia avvicinare facilmente. Frequenta ambienti di ogni tipo: giardini, boschi, prati, sia in montagna che in pianura. Spesso quando si lavora in giardino e si rigira la terra il pettirosso si avvicina molto all'uomo per ricercare vermi o insetti venuti alla luce. E' presente in Italia tutto l'anno, insettivoro, migratore a breve raggio, territoriale anche durante lo svernamento. Il richiamo è un tic persistente e spesso ripetuto. Il canto come quello di gran parte dei Turdidi, è molto melodioso è ha una serie variata e definita di frasi corte e altamente gorgheggiate. Sia il maschio che la femmina cantano d'inverno quando occupano territori separati. Questo vuole dire che il canto è udibile durante tutto l'anno. Nella nostra regione è diffuso su tutto il territorio e in autunno/ inverno lo si osserva facilmente anche in città. È una specie stanziale, ma alcuni individui sono migratori: provengono dall’Europa centrale e settentrionale, dove a marzo fanno ritorno per riprodursi.
Alimentazione: Il pettirosso si nutre in aperta campagna e nel sottobosco. Il suo regime alimentare è composto soprattutto da invertebrati che vivono nel suolo (insetti, coleotteri, lumache, vermi e ragni. Durante l'autunno fino alla primavera consuma anche molte bacche e frutti piccoli ( è pazzo per i fichi d'india). La sua tecnica per procacciare il cibo è ben adattato alla vegetazione densa e agli spazi aperti che si trovano sia nel sottobosco sia nei giardini. Accovacciato su un ramo basso osserva l'ambiente vicino e quando individua una preda vola giù e l'afferra per poi accovacciarsi di nuovo. Può anche saltellare sul terreno, fermandosi di qua e là per individuare una preda. Nella foresta l'uccello spesso approfitta del fatto che altri animali disturbano gli insetti o altri animali del sottosuolo. Forse per questo motivo è sempre molto interessato a seguire una persona intenta a zappare la terra. Si sono anche osservati dei pettirossi che seguivano una talpa, intenta a scavare la galleria, per catturare i vermi.
L'alimentazione del pettirosso e la predazione di insetti
La specie preleva le sue prede, costituite principalmente da insetti, dopo averle individuate da un posatoio al quale fa ritorno dopo la cattura, che può aver luogo fino a 20 metri di distanza, oppure esplorando la superficie del terreno e della lettiera, senza rivoltarla. Più di rado effettua la predazione su foglie, rami e cortecce di alberi, oppure in volo. Dall'abitudine invernale di approfittare del fagiano che raspa il suolo e della talpa mentre scava sotto la superficie, utilizzando per la caccia la rottura del suolo ghiacciato operata da questi, è derivata la consuetudine di seguire da vicino i lavori di zappatura negli orti per procurarsi piccole prede. Le dimensioni degli occhi consentono alla specie di catturare insetti anche nelle condizioni di scarsa luminosità di aree boscate con fitto sottobosco e di iniziare le catture, nelle brevi giornate invernali, prima di altre specie insettivore. Le prede preferite, prelevate soprattutto sul terreno, sono costituite dai Coleotteri e dalle formiche. 
La riproduzione: Il periodo di nidificazione va da aprile ad agosto mentre il numero di cove possono essere 1 o 2. Il numero di uova varia da 5 a 6 sono bianche, macchiate con puntini rosso-marrone. L'incubazione va 13 a 14 giorni e le cova solo la femmina.
Curiosità: Spesso cantano anche all'imbrunire o al buio e vengono confusi con l'usignolo. Il pettirosso ha decisamente un carattere “attaccabrighe”: se qualche esemplare è solito frequentare il vostro giardino, sarà sufficiente battere tra loro due monete per farlo arrivare di corsa a difendere il territorio dall’”intruso”, chiunque esso sia!
Allevamento e riproduzione del pettirosso
Il naturalista è principalmente un sognatore e siccome in Sicilia, di nidi e di pulli di Pettirossi non se ne vedono, egli deve girare tanto prima di trovarli e fotografarli. In un’ampia voliera, a mio avviso può benissimo coabitare, singolarmente, coi più comuni granivori ed insettivori d’allevamento con la sola eccezione per i rappresentanti del genere Phoenicurus  (Codirossi) che conviene lasciare in disparte e non assortire. Convive benissimo con tutti, anche con uccelli di grossa taglia (Merli, Tordi,). Non disturba e non è disturbato. I primi problemi nascono  nell’assortire la coppia in quanto è difficile il sessaggio dei soggetti. Conviene, sin dal periodo del riposo, osservare ogni piccolo movimento, ogni movenza, che ci dia la possibilità di interpretare il sesso del soggetto sotto controllo. Non esiste dimorfismo sessuale. Tutti gli individui sono identici (non considerando le normali variazioni cromatiche individuali). Non ci aiuta il canto: lo emettono entrambi i sessi con medesimo ardore. Non ci aiuta il colore: sono praticamente identici. Non ci aiutano le movenze: si muovono in maniera similare. Essendo totalmente identici, si riconoscono, nei sessi, per una diversa frequenza sonora  nel canto. Hanno un’impercettibile (ai nostri occhi) lunghezza d’onda delle radiazioni luminose tale da permettere di vedere il colore corporeo che contraddistingue il maschio dalla femmina. Quindi si vedono dimorfici a differenza di come li vediamo noi. Fatto sta che in ambiente controllato, come la voliera, è difficile assortire la coppia. Vero è, che è possibile con un taglietto chirurgico, sondare il sesso d’ogni individuo, ma è necessario un medico veterinario, pratico di questi tagli e diversi soggetti da analizzare per ridurre il costo altrimenti alto; difficilmente però coesistono queste diverse condizioni. Si potrebbe essere maggiormente propensi per l’innocua ricerca cromosomica del sesso, ma è un test a tutt’oggi molto costoso e poco praticabile. E allora restano i tentativi di scoprire il sesso degl’individui, per la prima volta, basandosi sull’osservazione, sperando di non perdere tempo e sprecare annate; o quell’altro, “ultima irratio” del ciondolo metallico che posto sull’uccello inizia a girare o a dondolare a seconda del sesso. Si potrebbe infine, a primavera inoltrata, soffiando sulla cloaca, osservare la protuberanza cloacale per tentare una più facile diagnosi e sperare in qualche probabilità in più nell’azzeccare ad assortire una vera coppia. Maggio è il mese d’inizio riproduzione. Con soggetti non sessati, avendo spazio e tempo a disposizione si può osservare il comportamento di due soggetti limitrofi (in voliere adiacenti), alla fine il soggetto di sesso femminile inizia  a  comportarsi  come una comunissima canarina. Comincia con frenesia a cercare tutto il possibile materiale da nido sparso nei più disparati posti della voliera ed è piacevole assistere al cambio di carattere del Pettirosso: quello che prima sembrava un maschio altero, dignitoso, aggressivo, impettito, diventa d’un colpo, una solerte femminuccia totalmente dedita alla costruzione del nido. E’ proprio in questa fase che va subito immesso un altro soggetto posto in una voliera adiacente, previa annotazione per successive identificazioni. Se i soggetti, apparentemente, sembrano  ignorarsi, la coppia è fatta. Inizia un nuovo ciclo d’osservazioni. Nelle esperienze avute con questa interessantissima specie in questa fase  il canto cessa totalmente; i due soggetti  diventano silenziosissimi. L’allevatore non è di disturbo, è semplicemente ignorato; come se non esistesse. I posti da nido sono i più disparati, in voliera sono bene accetti i nidi semiaperti a cassetta posti a circa mt. 1.50 dal suolo. E’ un vero piacere vedere l’assiduità della femmina alla cova. Anche continue azioni di disturbo non la allontanano dal nido. Le uova deposte sono generalmente quattro in media o anche più. Alla schiusa i pulli si presentano con una caratteristica coroncina di filopiume in testa, più lunghe delle rade restanti filopiume corporali. E’ a questo punto che si hanno le maggiori difficoltà. Alcune femmine diventano incontrollabili e nervosissime, sempre in movimento. Alla perenne ricerca di un ipotetico cibo, nonostante l’ampia offerta, di larve vive congelate o bollite che sapientemente sono state fornite, proprio alla schiusa, per dare la massima collaborazione alla nutrice e darle la sensazione del “tutto abbonda”. L’allevatore nell’intimo, vorrebbe incitarla, ma il disdegno, in certe femmine, di quanto fornito, è pressochè costante. Solo le femmine che si adattano ai micro-bigattini, ai “morio”, alle larve di Drosophila o agli insetti e larve, raccolti nei campi, possono favorire lo sviluppo della nidiata, nei primissimi giorni dopo la nascita e fino a 6 -7 giorni. Dopo tale periodo, tutto diventa più facile, togliendo i piccoli e continuando le imbeccate a mano, e favorendo così una seconda deposizione. I piccoli svezzati si presentano con abito uniformemente picchiettato, bruno oliva scuro,  senza vistoso petto rosso che comparirà dopo la prima muta. Non presenta muta primaverile. I soggetti in voliera, costantemente all’imbrunire, prediligono le abluzioni, maggiormente in inverno con temperature molto rigide e con neve. Questa necessità è stata riscontrata in tutti i soggetti allevati. A mio avviso non debbono mancare prodotti polivitaminici e poliminerali ad integrazione di una dieta che nel tempo, non  causa barcollamenti come nei Codirossi ma, dovrebbe contribuire ad allungare la vita media di gabbia.

 

                                                                                               

 

 

 

                                                                           ECCO  L'USIGNOLO

 

 

                         
 

L'Usignolo: Uccello migratore della famiglia dei Turdidi, (Luscinia megarhynchos) è lungo 17 cm e ha un'apertura alare  di 22-26 cm. Il suo nido è rotondo a forma di coppa, si trova ben protetto nei cespugli, a poca distanza da terra e vicino ai corsi d'acqua. Per costruirlo l'Usignolo utilizza rami di edera, foglie secche e penne. Mangia insetti come formiche, coccinelle, ecc...... bacche di ribes e sambuco o frutti maturi. Il maschio e la femmina rimangono insieme tutta la vita. L'Usignolo è famoso per il canto dolce e musicale che emette nel periodo degli amori, anche durante la notte. 

 

 

                                                                 

                                                                        Usignolo del Giappone

 

L'USIGNOLO DEL GIAPPONE   Nome scientifico: Leiothrix lutea Taglia: 15 cm.
Ho fatto una bella esperienza con il mio "spettacolare" usignolo del giappone. Quello che posso dire è che ha un canto bellissimo e non fastidioso: canta la mattina presto e il tardo pomeriggio. L'intensità del canto dipende dal sesso, non disturba... lo si può tenere in allevamento  con altri uccelli ovviamente bisogna evitare le correnti d'aria ma questo vale per tutti gli uccelli. 
Dimorfismo sessuale: la femmina ha tutti i colori piu` attenuati rispetto al maschio (l'usignolo in foto è un maschio), in particolare le parti superiori (soprattutto la testa), anziche` essere verde-oliva, sono grigie. Inoltre nella femmina, come avviene del resto per tutti gli uccelli canori, e` assente il canto sostituito da un breve fischio di richiamo oppure da una specie di gracchio che emette quando viene spaventata. Il canto del maschio e` molto interessante e ricorda vagamente quello dell’usignolo europeo, da cui si differenzia per la brevità, il minor numero di note ed inoltre per il tono decisamente piu` alto.
Reperimento sul mercato: si trova con una certa facilita`.
Descrizione: L’usignolo del Giappone raggiunge una lunghezza massima dii 5 cm di cui 5-6 spettano alla coda. Il becco e` breve con l’estremita` ricurva all’ingiu` anche le ali sono corte, slanciate e con le estremita` arrotondate ,mentre gli arti sono esili e corti. Il folto piumaggio presenta una livrea assai attraente: le parti superiori sono verde-oliva, il petto, il ventre e le redini sono giallo pallido; la coda e` color ruggine mentre la gola e` di un bel giallo-arancio. Le zampe sono giallognole mentre il becco e` rosso corallo con la base nera da cui si dipartono due strisce di piume giallo-arancio che raggiungono e circondano gli occhi, dando l’impressione all’osservatore che l’usignolo indossi una sorta di maschera; le ali sono marrone-nerastro con il margine giallo-arancio.
Comportamento: Nonostante si mantenga (anche dopo un lungo periodo di permanenza nella stessa gabbia) molto vivace, timido e pronto a fuggire alla prima occasione, bisogna riconoscere che l’usignolo del Giappone e` un ottimo uccello da gabbia e da voliera, dove e` tra l’altro una delle specie canore più longeve potendo raggiungere e superare i 20 anni di eta`. Si sono potuti osservare esemplari di 15-16 anni che, benché trattati sempre dalla stessa persona e insediati nello stesso ambiente, iniziano a muoversi velocemente battendo ripetutamente la testa contro le sbarre della gabbia e cercando di fuggire via ogni qualvolta ci si avvicina eccessivamente alla gabbia oppure si inseriscono le mani all’interno della stessa, magari per sistemare un posatoio o per riempire una mangiatoia. Questo suo comportamento vivace non deve pero` ingannare in quanto l’usignolo del Giappone e` un uccello abbastanza pacifico e puo` essere ospitato in una grande gabbia (o meglio in una voliera) dove sono presenti altre specie di piccole dimensioni. . L’usignolo del Giappone, pur non raggiungendo grandi dimensioni, a causa del suo vivace comportamento abbisogna in cattivita` di una gabbia molto spaziosa.
Alimentazione: L’usignolo del Giappone, come del resto tutti gli uccelli insettivori, necessita di un’alimentazione ricca di proteine, in particolare quelle animali. In commercio, sono presenti un gran numero di pastoni per uccelli insettivori, gia pronti e di ottima qualità.  Per l’usignolo del Giappone sara` opportuno comunque preparare una miscela composta in parti uguali di pastone pellettato e pastone macinato, cui vanno aggiunti un cucchiaino da caffe` di sali minerali e 2 di carbone vegetale per ogni kg di pastone. Questa dieta deve essere integrata con frutta fresca di cui gli usignoli sono molto golosi. La frutta  in genere viene accettata solo se offerti tagliati trasversalmente e non a spicchi singoli. Oltre a frutta fresca, la dieta deve essere integrata con l’offerta giornaliera di una piccola quantita` di insetti vivi come tarme della farina o lombrichi, di biscotti, pastone per granivori e, una o due volte la settimana, riso bollito senza sale e verdure fresche come cicoria, cicorione o radicchio (da evitare assolutamente la lattuga). Le verdure devono essere somministrate ben lavate e, soprattutto, a temperatura ambiente. L’usignolo del Giappone non disdegna neppure piccole quantita` di semi, quindi e` opportuno sistemare in una piccola mangiatoia una miscela di semi cosi composta: 35% scagliola, 30% miglio bianco, 20% panico, 5% canapuccia e 10% di avena decorticata. Agli esemplari che vivono all’aperto, in particolare nel periodo che precede la riproduzione, deve essere somministrato del grit (gusci di ostriche e conchiglie triturate) sistemato anch’esso in una piccola mangiatoia.
Accoppiamento, nidificazione e cova: È molto apprezzato per il suo piacevole canto. Solo allevatori esperti riescono a farlo riprodurre in cattività. L'usignolo del Giappone disturba la cova gli altri uccelli della voliera. Depone 3-4 uova. Alimentazione: sementi, uova, mangime universale, frutta, tarme della farina e acqua mielata. Contrariamente a quanto spesso si dice la riproduzione in cattivita` dell’usignolo giapponese non e` affatto impossibile, almeno in una grande voliera all’aperto. Per tentare con successo occorre utilizzare una voliera avente le seguenti misure minime: 100x 150×200 (altezza) cm. All’interno si devono sistemare dei rami o, meglio ancora, un alberello. La voliera va collocata in un angolo del terrazzo o del giardino e, soprattutto, in un punto dove non vi sia un eccessivo via vai di gente perchè , se disturbato continuamente, l’usignolo non si riprodurra` di certo. La stagione degli amori inizia in primavera. Prima di questo periodo e` necessario inserire all’interno un cestino in vimini (ottimi quelli venduti per i nidi dei canarini) avente un diametro compreso tra i 12 ed i 15 cm. Questo cestino deve essere sistemato, preferibilmente, tra i rami o nell’alberello in modo da stimolare la femmina alla costruzione del nido. A tale scopo sara` bene fornire all’animale del materiale apposito: fili di lana, cotone, canapa, muschio ed erba secca.
 
 
 
                                               
                                                                                Il Codirosso
 
 
IL CODIROSSO (Phoenicurus phoenicurus).
Ciao a tutti carissimi, in questi giorni sono andato da un carissimo amico che allevava un paio di anni fa i Codirossi, abbiamo parlato tanto spiegandomi come allevare questo bellissimo uccello, non si finisce mai di imparare.    
Gli uccelli sono gli esseri piú simpatici della terra. Sono capaci di volare! Sanno cantare che é una meraviglia! Chi non ha da raccontare esperienze meravigliose con gli uccelli? 
Magari anche errori fatti in fanciullezza nei loro confronti per troppo amore. Perché la cosa che desidera maggiormente un bambino é quella di possederli. Che grave errore!
E’ bello vivere in un paese particolarmente silenzioso. Perché per ascoltare, la prima cosa serve il silenzio. 
Non bisogna correre dietro agli uccelli. Sono loro che devono venire da te. 
 
Bene a questo punto non posso fare altro che concludere dicendo un GRAZIE di  all'amico Andrea per questo articolo. 
Ok a questo punto parliamo di questo meraviglioso uccello……….
 Il Codirosso (Phoenicurus phoenicurus), questo piccolo uccello canoro nidifica in gran parte d'Europa e sverna nelle savane africane; in Italia è quindi presente solo durante la primavera e l'estate. Si tratta di una specie piuttosto comune, soprattutto dal fondovalle fino a 1000-1500 metri di altitudine. Lunghezza: 14 cm Apertura alare: 20-24 cm
Il piumaggio del maschio è sul dorso grigio, sulla gola e sui lati del capo nero, sulla fronte bianco. Petto, fianchi, coda e groppone sono di colore rosso ruggine. A differenza del maschio, la femmina presenta tonalità molto più tenui e meno evidenti. Nidifica di preferenza in ambienti aperti o semi-aperti, come i margini dei boschi, prati con siepi, seminativi e frutteti; mostra uno spiccato legame con l'uomo, riproducendosi spesso anche nei parchi e nei giardini dei paesi e delle città. Il codirosso ha l'abitudine di rimanere a lungo durante il giorno in posizione rilevata, su pali, cavi sospesi, tetti; qui il maschio emette in continuazione il suo caratteristico canto, che ha lo scopo di "marcare" il territorio occupato dalla coppia. L'alimentazione è composta soprattutto da piccoli insetti volatori. 
Il nido è una coppa intrecciata con steli vegetali e internamente imbottita di piume. Viene posto in piccole cavità degli alberi oppure, nel caso degli abitati, in buchi dei muri; quando disponibili vengono regolarmente occupate anche le cassette-nido. Le uova, in media deposte in numero di 6, hanno un guscio dalla caratteristica colorazione verde-bluastra. La cova, effettuata soprattutto dalla femmina, dura 2 settimane. E' piuttosto frequente che le coppie di codirosso nel corso dell'estate riescano a portare a termine 2 nidificazioni
Questa specie dimostra uno spiccato dimorfismo sessuale reso ancora più evidente nel periodo riproduttivo quando il Codirosso maschio sfoggia il petto di un acceso colore arancione, la gola nera e il vertice del capo bianco; la nuca e il dorso sono grigio-cenere mentre il groppone e la coda, come indica il nome, sono di colore rosso-ruggine. L'esplorazione delle cavità da parte del maschio fa parte dei rituali di corteggiamento.
I maschi cantano dalla cima degli alberi, o in basso nello spesso fogliame, spesso sono elusivi anche se hanno colori accesi. Sono costantemente in movimento. Agile, spesso cattura gli insetti alla maniera dei pigliamosche.
Il canto è breve e malinconico, si sente alle prime luci dell'alba variabile di continuo nei dettagli.
Il codirosso in cattività non è una specie particolarmente semplice. Il codirosso appartiene alla famiglia dei Turdidi, appartiene al genere Phoenicurus, come comportamento è simile ad un Pettirosso. L'alimentazione il cattività, la base della dieta è costituita da un ottimo Pastone per insettivori contenente poche percentuali di ferro, ed un buon pellet per insettivori, solitamente meno gradito del primo. Affianco a questi cibi, quotidianamente vanno forniti insetti, come tarme della farina, camole del miele, piccoli grilli, cavallette, lombrichi. Se volete consiglio di farli bollire per poco tempo, e poi bagnali con vitamine del solo gruppo B per prevenire problemi alle zampe e paralisi, frequentissime nei codirossi. Viene gradito anche il tuorlo dell'uovo sodo, frutta e verdura. Deve essere somministrano un complesso vitaminico idrosolubile nel beverino ogni tanto. La coppia va tenuta separata, una volta raggiunta la primavera, i soggetti vanno stimolati all'estro aumentando gli insetti e uniti in una voliera. Vanno tenuti sempre sotto controllo. Con l'arrivo dell'autunno vanno portati al riparo. Come nido va bene quello a casetta come per esempio quello degli Ondulati di colore. Sono animali affascinanti, che si affezionano a chi li segue, e sorprendentemente intelligenti. Con il codirosso è necessario fornire insetti a volontà e svezzare a mano i piccoli. Difficilmente concludono lo svezzamento, poichè tendono a trascurare i piccoli in piccoli spazi. Si preferisce allevare a mano i nuovi nati per avere una maggior sicurezza, e per permettere ai riproduttori di fare una seconda covata.

N.B: Riepilogo di consigli importanti per chi volesse allevare questa razza: Fuori dal periodo riproduttivo i maschi, che sono fortemente territoriali, devono alloggiare singolarmente in gabbie tipo inglese per capirci quelle aperte solo sul davanti. L'alimentazione deve essere il più varia possibile, composta oltre che dal solito Pastone per insettivori macinato fino, anche da insetti e tarme della farina che però non devono superare la dose di due o massimo tre al giorno. In alternativa alle tarme è possibile fornire camole del miele e cagnotti, purché preventivamente bolliti. Con il periodo riproduttivo arrivano le prime difficoltà per l'allevatore. La prima è la formazione della coppia che richiede molta attenzione in quanto i soggetti devono essere compatibili. Come già citato essendo il maschio molto territoriale, se i caratteri della coppia sono intolleranti potrebbero verificarsi delle tragedie familiari anche una volta formata la coppia e spetta quindi all'allevatore sorvegliare che tutto proceda per il meglio. Non finirò mai di dire che vanno allevati in voliera con nidi a cassetta, mettendo materiale come juta, cotone, lanugine, muschio e paglia secca. Dopo che il nido è stato terminato la femmina deporrà dalle 2 alle 4 uova di colore azzurro che coverà per 14-15 giorni. Non bisogna dimenticare che durante il periodo riproduttivo bisogna dare prede vive in grande quantità, con integratori vitaminici nell’acqua da bere.  

                                                                                   

 



 

 

                                  

        

  Buon allevamento...................


 


                   

                                                                 No, no, no e ancora no alla cattura.....
 


 


 

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