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   ALLEVAMENTO ALLO STECCO DEI PAPPAGALLINI.....................
 

 
 
 
         
                                                 Ondulati di Colore alagrigia grigioverde mio alle 2012 Papania Antonio 
 
 
 
 
 
 
Grazie a tutti coloro che in numero sempre crescente vi collegate nel mio sito.....E' una gioia essere utile agli altri!!!!

Vorrei parlarvi di come si alleva allo stecco. E' un metodo che prevede la presenza dell' allevatore che imbecca i
 
piccoli, alloggiati in nidi artificiali. La decisione di "allevare allo stecco" può essere frutto di una scelta o altro.  
 
 
 
 
 
L'allevamento a mano degli uccelli è una pratica molto usata dagli allevatori e non solo;
 
 
Normalmente ci sono 6 motivi principali:
1° Cattiva gestione: Dalla mia esperienza posso dire che alcune coppie non sono in grado ne di allevare ne di svezzare.
 
2° Uccelli pregiati: per evitare un errato comportamento dei genitori durante la cova o svezzamento dei piccoli, ne rappresenti un rischio.
 
3° Un maggior numero di cove: Spesso le prime deposizioni vengono poste in incibatrice, in tal modo che in una stagione di allevamento è possibile realizzare più cove.
 
4° Esubero di uccelli in giovane età: Alcune razze come sappiamo come per esempio il Cacatoa tendono a svezzare solamente 1 o 2 giovani.
 
5° Grossa difficoltà di età: I giovani uccelli di età troppo piccola possono venire dominati dai compagni del nido più vecchi, in questo caso è possibile scegliere se togliere dalla gabbia i giovani o quelli di taglia maggiore.
 
6° Uccelli addomesticati: In molti casi, per l'addomesticamento si prelevano dal nido gli uccelli giovani ossia con 3-4 settimane di vita.
 
 
 
 
 
L'allevamento a mano può essere eseguito con 3 diversi sistemi: il primo è quello con il cucchiaino, il più indicato per i principianti. L'allevamento con il cucchiaio è molto semplice perchè non ci sono rischi di soffocamento da parte del pappagallino, il pulcino ingerisce per istinto la quantità giusta. Il secondo metodo è quello con la siringa (naturalmente senza ago), anche questa operazione può essere eseguita dai principianti ma con accortezza!. L'allevamento con siringa e comodo perchè l'allevatore controlla meglio la quantità di cibo ingerita dal pulcino. Il terzo ed ultimo metodo è quello con sondino per gozzo, questa pratica è sconsigliata ai principianti in quanto capita spesso di inserire il sondino nelle vie respiratorie con conseguenze immaginabili. L'ultimo metodo inoltre richiede una maggiore conoscenza del pappagallo ed non agevola lo svezzamento che anzi è molto difficoltoso e lungo (il pappagallo non è abituato a gustare e a masticare il cibo).
Il metodo migliore secondo me è il secondo, l'alimentazione tramite siringa.
 
Per l'allevamento a mano occorre la camera o scatola calda fai da te, l'importante è avere ben evidente lo scopo di tale attrezzo che per l’uso che si dovrà fare sarà utile prevedere fin dalla sua pianificazione costruttiva la scelta dei materiali da utilizzare per avere la massima facilità di pulizia e disinfezione, la cui carenza è causa di notevoli e molteplici casi di morte dei piccoli Pappagalli.
 
Consiglio di costruire un impianto di riscaldamento il più possibile gestibile al grado di temperatura ed umidità. La temperatura deve potere oscillare dai 15° ai 35° gradi centigradi verificabile attraverso la continua lettura di un buon termometro, mentre l’umidità avrà un range variabile dal 50% al 60%, verificabile attraverso la presenza di un igrometro, mentre il calore avverrà attraverso l’utilizzo di un cavetto riscaldante, tipo quello utilizzato nei reptilari posto nel fondo della cassa o la presenza di una lampada riscaldante in porcellana posta sopra la camera calda alla giusta distanza di sicurezza dall’animale in essa alloggiato, la lampada o il cavetto riscaldante saranno collegati ad un termostato automatico regolabile. Per creare le giuste condizioni di umidità, consiglio di porre sotto la fonte di calore un piccolo recipiente contenente della semplice acqua, la quale evaporando creerà le regolari condizioni di umidità. Tutta l’attrezzatura dovrà essere per l’uso specifico che intendiamo farne ed in regola con le norme sulla sicurezza domestica Europea. Il tutto comunque facilmente acquistabile nei vari negozi per animali, più un piccolo impianto di illuminazione con annessa ventola per garantire una debole circolazione dell’aria all’interno della scatola calda, la quale comunque ci potrà essere utile nel caso di uccelli con patologie che troveranno notevole cura e miglioramento se tenuti ad una temperatura intorno ai 30°/35° gradi centigradi.
 
 
 
         
                                                   Ondulati di Colore alagrigia grigioverde mio alle 2012 Papania Antonio 
 
 
 
 

 

Una volta che ci siamo procurati l'attrezzatura si potrà accogliere in casa l’animale, dove avremmo gia precedentemente disposto e messo in funzione l’intera scatola calda e la camera della casa in cui essa andrà a posizionarsi, la quale dovrà essere idonea all’uso, cioè non esposta ai rigori dell’inverno o al caldo estivo, naturalmente illuminata e priva di notevole umidità e pericolose correnti d’aria. La condizione termica della scatola d’allevamento dovrà essere regolata ad una temperatura non inferiore ai 35° gradi, per un giovane soggetto privo di penne e piume (12/15 giorni di età) tale temperatura dovrà decrescere per stabilizzarsi intorno ai 20° gradi quando l’esemplare sarà completamente ricoperto dal piumaggio finale, cioè intorno ai 35 giorni dalla nascita, ove pertanto, si dovrà optare per un abbassamento della temperatura della camera calda di circa mezzo grado al giorno per un periodo variabile che và dai 30 ai 35 giorni fino ad arrivare alla temperatura ambiente di circa 15° gradi, quando il soggetto sarà in grado di nutrirsi da solo.  Una volta cresciuto, cioè quando le zampe potranno sostenere agevolmente il suo peso, il nostro "Amico" sarà trasferito in un contenitore rettangolare più grande dove fra i trucioli di legno o altro materiale assorbente per le feci ed il nidiaceo, si collocherà una griglia metallica a maglie fine che farà passare nel fondo le feci poco consistenti dovute all’alimentazione semiliquida della pappa d’imbecco, mantenendo in questo modo il soggetto lontano da possibili fonti di infezioni intestinali o altri inconvenienti legati alle scarse condizioni igieniche.

Si può usare il cucchaino?
Ma certamente però per un migliore utilizzo i bordi laterali del cucchiaino devono essere piegati in modo che assomigli più o meno al sottobecco dei genitori. Occorre disporre pure di cucchiai di formato diverso, ovviamente asecondo della taglia dell'uccelloche si deve alimentare. Dal momento che l'uccello ingoia il cibo istintivamente, lo svezzamento avverrà più rapidamente e senza inconvenienti. Questo sistema è raccomandato ai principianti, poichè riduce il rischio di polmonite da soffocamento e di sovralimentazione. Voglio ricordare che questo metodo richiede tempo e pasienza poichè la pappa può rovesciarsi più volte.
 
Si può usare la siringa?
Anche questo metodo è un buon metodo abbastanza semplice richiede l'utilizzo delle comuni siringhe monouso senza ago, con capacita da 1 a 50 cc. il mangime viene introdotto facendo una leggera pressione nel becco dell'uccello. Ma questo deve avvenire alla velocità abituale con cui l'uccellino solitamente ingoia per riflesso naturale gli alimenti di cui si nutre. Attenzione una pressione eccessiva sulla siringa può comportare il soffocamento dell'uccello, invece una somministrazione troppo lenta può indurre in alcuni uccelli un comportamento aggressivo alla richiesta di cibo. La siringa va sostituita ogni giorno.
 
Si può usare la sonda per gozzo? Questo metodo serve per introdurre mediante una siringa dotata di sonda per gozzo, la pappa direttamente nel gozzo dell'animale. gli uccelli  che sono stati abituati a questo tipo di alimentazione per alcuni giorni dovrebbero lasciare scivolare abbastanza facilmente la sonda all'interno. Come sonda si possono utilizzare cannule in acciaio inox di tipo classico con estremità smussata. Questo metodo non è assolutamente consigliato agli allevatori poco esperti in quanto il rischio di immettere erroneamente la sonda nella trachea è altissimo. 
 
 
 
N.B: La prima somministrazione dell’imbeccata mattutina, per un soggetto di 12-15 giorni di età, dovrà avvenire intorno alle ore 07.00 e successivamente ogni 3 ore e ½, fino all’ultima imbeccata che dovrà avvenire intorno alle ore 23.00 - 23.30 circa, per cui dovremmo somministrare almeno 5 imbeccate al giorno per i primi 20 giorni. Ma per rendere più chiaro il concetto andiamo a vedere lo schema a seguito indicato.

 

Età del Soggetto   Numero dei pasti quotidiani....  
Per i primi 20 giorni di vita...                 
 Il numero di imbeccate artificiali è di 6 al giorno.
 
La temperatura del cibo somministrato a mio avviso non deve superare i 45°C.
Ne essere inferiore ai 35°C.
 
 
Dai 20 ai 30 giorni di vita...
  
Il numero di imbeccate artificiali passa a 4 imbeccate al giorno......
 
 
 
Dai 30 ai 40 giorni di vita...
               
Il numero di imbeccate artificiali deve passare a 3 imbeccate al giorno......
  
 
Dai 40 ai 45 giorni di vita...             
   
Il numero di imbeccate artificiali deve essere di 2 imbeccate al giorno.....
 
 
 
Dai 45 ai 50 giorni di vita...
  
Il numero di imbeccate artificiali deve essere di 1 al giorno....
 
Giunti a questa fase citata i piccoli cominceranno a mangiare da soli Sementi e Pastone che l'allevatore mettera a loro disposizione.
  
 
 
 

 

N.B:  LA PAPPA DA SOMMINISTRARE IN QUESTO PERIODO  DEVE AVERE UNA CONSISTENZA SIMILE A QUELLA DELLO YOGURT....BASTA ACQUISTARE NEI VARI NEGOZI PER UCCELLI UN ALIMENTO PER L'ALLEVAMENTO A MANO DEGLI UCCELLI....  
 
 
La temperatura di somministrazione della pappa d’imbecco dovrà avere sempre un grado di calore intorno ai 38°- 40° gradi centigradi, stando ben attenti a non superare mai tali temperature per non incorrere ad ustioni del gozzo dell’uccello e non dovrà altresì essere meno di tale, perché potremmo creare uno stato di stasi del cibo nel gozzo, dovuto al precoce indurimento della pappa, con l’eventuale fermentazione del cibo stesso, con notevoli problemi legati allo stato di salute del nidiaceo. La consistenza del preparato dovrà essere proporzionale all’età del soggetto, cioè si dovrà somministrare un composto più liquido a soggetti appena nati, e più consistente a soggetti più grandi d’età, proprio come avviene negli esemplari svezzati dai genitori naturali attraverso il famoso “latte di pappagallo” (sostanza lattiginosa e lattescente secreta dal gozzo dei pappagalli da apposite ghiandole), che in questo modo riescono a svezzare contemporaneamente più piccoli nati ad intervalli di giorni l’uno con l’altro, il quale esenta gli allevatori di Psittacidi dal ricorrere al cambio delle uova vere con quelle artificiali al fine di permettere la schiusa simultanea di tutti i pulli, pratica questa adottata dagli allevatori di Canarini.
 
Per preparare la pappa da imbecco da somministrare ad un piccolo di 15 giorni di vita, dobbiamo innanzitutto provvedere a portare l’acqua (mediamente 10cl / 15cl a somministrazione), con cui si andrà a miscelare il preparato in polvere, non deve superare una temperatura di circa 38°/40° gradi, servendoci per controllare il grado di calore del liquido del termometro per alimenti, strumento molto utile soprattutto le prime volte in cui ancora non siamo molto capaci di valutare al tatto la reale temperatura della pappa da imbecco che se molto calda scotterà l’apparato digerente dell’uccello. Quindi utilizzando uno scalda biberon o il forno a microonde, non appena l’acqua raggiunge tale temperatura, dovremmo versare il liquido in un piccolo recipiente, a cui andremo ad aggiungere un paio di cucchiai da caffè di pappa in polvere, quindi si andrà a mescolare in modo energico tutto il composto, al fine di evitare il formarsi di grumi, spesso causa di problemi digestivi o di fermentazioni ingluviali. Se notiamo che la pappa risulta troppo densa, aggiungeremo altra acqua calda, mentre se risulta troppo liquida provvederemo a mettere un po’ di polvere, sempre continuando a mischiare nei vari sensi di rotazione l’intero composto, che durante tale procedura avrà senz’altro perso parte del suo calore, scendendo alla temperatura consigliata per l’imbecco che si aggirerà intorno ai 38°/40° gradi centigradi, ma comunque prima di aspirarla con una siringa sterile (senza ago), dobbiamo accertarci a mezzo del termometro per alimenti del reale grado di calore.
 
Non appena certi del grado termico su menzionato, ci posizioneremo di fronte al pullus, posto in un contenitore piano e ben stabile, su tale contenitore dovremmo precedentemente sistemare qualche foglio di carta assorbente, a cui sarà appoggiato il nostro piccolo, in modo che eventuali fuoriuscite di cibo o di emissione di feci da parte del nidiaceo potranno, una volta ultimato il pasto, essere rimosse con enorme semplicità. Quando andremo a introdurre la siringa (senza ago) nel becco sul lato sinistro, può accadere che il piccolo soprattutto le prime volte, stenti a capire che è giunta l’ora di mangiare, rifiutando il cibo, quindi andremo a stimolarlo, toccando con la punta della siringa ai lati del becco. Una volta che l’imbeccata si è conclusa, prima di riporre il nidiaceo nel suo contenitore pulito a cui avremmo cambiato il fondo assorbente, dovremmo controllare che non vi siano nel becco o nel corpo del piccolo delle tracce di pastone o feci e qualora accidentalmente si dovesse verificare in fase di imbecco tale situazione, si dovrà pulire garbatamente e perfettamente il soggetto, servendosi di un po’ di acqua tiepida e della carta assorbente, così facendo eviteremo futuri problemi fisici legati alla scarsa igiene, evitando nel contempo di imbrattare e quindi impedire alle piume di crescere normalmente, cosa che non succede se tra i pori della pelle ed i calami delle piume si forma uno strato di sporcizia che impedirà alla piuma od alla penna di svilupparsi correttamente nel giusto senso.
 
Ultimato il pasto dovremmo riporre tutto il materiale utilizzato e perfettamente ripulito con abbondante acqua corrente, dentro ad un recipiente in plastica pieno di acqua a cui avremmo aggiunto il giusto quantitativo di disinfettante a largo spettro. Certamente alle prime esperienze di imbecco avremmo qualche problema nel calcolare l’esatta consistenza del preparato in polvere o le modalità di imbecco, ma pian piano, tutte queste tecniche diverranno più semplici da gestire, anche perché nel frattempo il nostro Inseparabile sarà cresciuto, quindi si renderà più partecipe ad essere da noi accudito e inoltre, essendo nel contesto aumentata la consistenza della pappa (tipo yogurt, ma mai grumosa o secca), le fuoriuscite indesiderate di cibo saranno sempre più improbabili e nel contempo il numero delle imbeccate sarà gradualmente ridotto fino al completo svezzamento.
 
Giunti verso il 40° giorno di vita del Pappagallino (o non appena si nota un piumaggio completo), dobbiamo sistemare l’uccello dentro ad una piccola gabbia dotata degli accessori indispensabili al suo moto e alla sua alimentazione (acqua compresa), quindi provvederemo a sistemare in ben evidenza ma in modo stabile e sicuro, almeno 2 posatoi del giusto diametro per Papagallo, distanziati fra di loro (ma non in modo eccessivo) e lontano dalle pareti laterali della gabbia, per non rovinare le piume del codione in fase di crescita, ed inserendo le mangiatoie contenenti un buon misto di sementi che avremmo precedentemente provveduto a ventilare per evitare il formarsi di pericolose polveri (spesso causa di morte improvvisa nei piccoli nidiacei), integrando comunque sempre tali nuovi alimenti con una o due imbeccate al dì di pappa e tentando di abituare il piccolo uccellino ad accettare frutta e verdure, che comunque spesso verranno rifiutate categoricamente, ma che nel tempo si abituerà ad accettare come gradite ed utili al suo corretto sostentamento. Questa sarà senz’altro una delle fasi più importanti e più delicate per la buona riuscita di tutto il nostro operato, ed è proprio in questo momento, cioè nella fase di svezzamento dalla pappa verso una alimentazione da adulto autosufficiente, che la maggior parte dei pappagalli perde parte del suo peso corporeo dovuto ad uno stato emotivo che definisco di “confusione alimentare”. Quindi solo il nostro attento controllo dell’intera situazione (accettazione di nuovi alimenti da noi forniti, utilizzo autonomo delle vaschette porta sementi come unico sistema di nutrimento, ma badando attentamente che una volta sbucciati i primi semi, il soggetto perisca perché non comprendendo che sotto gli scarti vi sono altri semi integri, rimanga a digiuno per molte ore, con conseguenze funeste e fatali in una fase così delicata del suo svezzamento).
 
Per chiudere voglio dire che io non sono un Veterinario ma dalla mia esperienza non si deve mai dimenticare che i piccoli sonomolto sensibili alle malattie che sovente con un cattivo funzionamento dell'apparato digerente e con relative infezioni. I sintomi che possono essere meglio osservati negli uccelli di pochi giorni di vita sono il rigurgito, il vomito, lo svuotamento ritardato del gozzo, perdite di peso, un ritardo nella crescita e l'epatite. La causa di questi problemi deve essere ricercata sia nell'insorgere di infezioni, sia nella cattiva gestione dell'allevatore che non ha saputo i metodi più opportuni. Io devo dire che la composizione del mangime che svolge un ruola fondamentale della prevenzione dei vari problemi di salute. 
 
La temperatura degli alimenti a quanto deve essere?
Non finirò mai di dire che la temperatura degli alimenti deve essere intorno ai 39°C. I sintomi dalla somministrazione di mangimi a temperature elevate comportano un'avversione verso il cibo, provocare una pericolosa ustione del gozzo causando seri problemi. Per quanto riguarda la freguenza di somministrezione questo dipende dall'età dell'uccellino, dalla consistenza dell'alimento, dal metodo utilizzato (vedi tabella più o meno indicativa).
Quanto alimento somministrare?
Per ciascun pasto il quantitativo di mangime da somministrare corrisponde a circa il 10% del peso corporeo dell'uccello.
 
I primi pasti per facilitare la completa digestione dei residui del sacco del tuorlo, nelle piume ventiquattro ore successive alla schiusa delle uova, non si dovra somministrare alcun alimento. Al fine di evitare la disidratazione, è possibile somministrare regolarmente alcune gocce d'acqua preferibilmente riscaldate a circa 39°C.
Trascorse le 24 ore sarà possibile iniziare il primo turno di alimentazione.
E ovvio che tutti i strumenti devono essere usati nel corso della somministrazione manuale come cucchiai, sonde, siringhe, ecc... devone essere sempre sterelizzati e disinfettati. Dopo la disinfezione gli strumenti  vengano risciacquati abbondante acqua corrente. Come disinfettante si utilizza una soluzione con azione battericida, virucida e fulgicida.
 
Incubatrice: L'incubatrice deve essere istallata in un apposito spazio per i piccoli all'interno nel quale non dobbiamo avere uccelli adulti. Questo spazio deve essere mantenuto ad una temperatura costante di almeno 22°C al fine di evitare malattie quando viene a loro somministrato il mangime. Raccomando di verificare che almeno due volte la temperatura e il grado di umidità dell'aria  al fine di evitare eventuali errori di temperatura dei termometri. L'umidità dell'aria deve essere del 60-70%. Nelle incubatrici dove è stato installato il ventilatore che provvede alla diffusione del calore nell'ambiente, il tasso di umidità deve essere aumentato per evitare la disidratazione dei giovani uccelli. 
 
 
 
Concludo precisando che prima di pensare di addestrare un Pappagallino dobbiamo addomesticarlo
 
in modo che tra l'animale e l'uomo si instauri un piacevole rapporto di reciproca fiducia. Per ottenere questo bisogna
 
entrare in possesso di un soggetto molto giovane per meglio riuscire ad addomesticarlo. Consiglio di tenere un solo
 
soggetto alloggiato in gabbia da solo, cioè che non abbia altri Pappagallini su cui fare affidamento per la compagnia e 
 
i rapporti sociali. Quando vedremo che il nostro avvicinarci alla gabbia non crea nel  nostro "amico" spavento,
 
ma è tranquillo; allora potremo incominciare l'addomesticamento vero e proprio introducendo la mano nella gabbia e
 
porgendo all'animale un'alimento a lui gradito, attendendo che la prenda dalle nostre dita.
 
Tutto questo va fatto parlando con voce calma e suadente, cercando anche di non fare movimenti bruschi per non
 
spaventarlo. Se abbiamo scelto il nome per il nostro "amico", è buona cosa ripeterlo numerose volte ogni volta che gli
 
porgiamo un alimento a lui gradito. Perchè così facendo ne associa il suono a un fatto piacevole. Appena avrà
 
imparato a prendere senza paura il cibo dalle nostre mani potremo cercare di accarezzarlo sulla testa e dietro la nuca.
 
Solitamente sono questi 2 punti del corpo che l'animale non è in grado di raggiungere, quindi costretto a rivolgersi al
 
"compagno" per riuscire a grattarsi, se sarà in confidenza con noi si lascerà accarezzare molto volentieri.
 
Il passo successivo è quello di abituarlo a salire sul nostro dito in modo di poterlo fare uscire dalla gabbia senza
 
problemi per il rientro. Se l'animale è abituato ad usare la nostra mano come mezzo di trasporto, allora non sarà
 
molto difficile richiamarlo in gabbia. Ma non finirò mai di dire che ci vuole tanta pazienza, perchè può accadere che
 
stressiamo il pappagallino e ci stressiamo pure noi. Pensando che l'uccello deve fare quello che noi pretendiamo, ma
 
non è così. Questo non deve accadere. I Pappagallini sono uccelli molto intelligenti, e se hanno fiducia in noi si
 
lasceranno addestrare. Voglio fare una raccomandazione: quando facciamo volare i pappagallini nella stanza leviamo
 
tutti i pericoli (per esempio piante velenose, il vetro perché non sapendo che è vetro ci sbatte facendosi male, ecc…).
 
 
 
                                                                                                                           Antonio Papania   
 
 
 
 
 
 
             
                                   Ondulati di Colore alagrigia grigioverde mio alle 2012 Papania Antonio 
 
 
 
 
 
Per chi volesse imbeccare allo stecco i piccoli di FRINGILLIDI.
 
Intanto e bene ricordare che allevamento allo stecco deve essere adottato solo in casi disperati come per esempio:
1) La morte dei riproduttori;
2) L'abbandono totale del nido;
3) Genitori che non imbeccano i Pulli.
 
Si possono aiutare i genitori ad imbeccare i Pulli, ma non facciamo riempire troppo i Pulli, perchè la madre potrebbe abbandanarli vedendo che i Pulli ai suoi stimoli non aprono il becco. Per cui aiutare a imbeccare i Pulli si, ma senza saziarli. In questo modo si devono integrare le imbeccate allo stecco utilizzando o una siringa o uno stuzzica denti tagiando la punta o un pannellino di dimenzioni crescenti in proporzione all'età dei Pulli.  
Dando 3 imbeccate quotidianamente, il resto lo faranno i genitori.
 
Ma se ci sostituissimo totalmente ai genitori, bisogna modificare le ibeccate da dare ai Pulli, allevando completamente allo stecco. In questo caso dovremmo pensare a scaldare i piccoli in un nido artificiale. Uno dei sistemi molto antico ma valido consiste nel coprire il nido con un panno, ponendolo quindi sotto una lampada a circa 15 Cm di distanza.
(Il nido artificiale deve avere dentro una temperatura di circa 30 °C). 
 
Mi viene chiesto molto spesso, ma come imbeccare allo stecco i Pulli di Fringillidi? 
 
Allevare a mano i Pulli di Fringillidi è una cosa ardua, laboriosa, la quale a bisogno di molta sensibilità e buon senso, imponendo una disinfettazione accurata.
Uno dei modi che posso consigliare e che bisogna sistemare i Pulli dentro un contenitore di plastica, ovviamente il contenitore deve essere propozionato alle dimenzioni e il numero di soggetti, i contenitori devono essere ben lavati e disinfettati, dentro bisogna mettere della carta assorbente morbida e ben pulita.
A questo punto si possono mettere dentro i vari Pulli.
Consiglio di mettere tutto dentro una gabbia ospedale o una piccola incubatrice, assicurandosi che ci sia buona l'areazione e la temperatura scelta costante, tramite il termostato, con termometro ed una temperatura di circa 30°C.
Bisogna mettere un bicchiere pieno di acqua coperto con rete in plastica, il tutto va tenuto fermo con un elastico,
questo per evitare che i Pulli cadano dentro annegando. (L'acqua serve per evaporare evitando la disidratazione dei Pulli).
I Pulli si possono mettere anche dentro una scatola, in questo caso dovremmo pensare a scaldare i piccoli in un nido artificiale. Uno dei sistemi molto antico ma valido, consiste nel coprire il nido con un panno, ponendolo quindi sotto una lampadina a circa 15 Cm di distanza, l'importante e che la lampadina abbia una potenza  tale da permettere una temperatura sui 30 °C. Una temperatura oltre i 34 °C è pericolosa per disidratazione, e sotto i 25 °C può fare morire i Pulli. 
 
Il periodo migliore per imbeccare i Pulli dovrebbe essere a circa 6 giorni di vita, perchè ad età più avanzata i Pulli tendono a rifiutare il cibo offerto da noi uomini.
 
Quindi le cose importanti sono: la temperatura adeguata, buona alimentazione e costante igene.
Quando si procede ad imbeccare i Pulli, le mani devono essere sempre bel lavate e disinfettate.  
 
Si può fornite una pappetta liquida, ricca di proteine e vitamine, ma allo stesso tempo digeribile.
Questa pappetta si ottiene mescolando in acqua calda circa 25 °C, fino ad ottenere la cossistenza di una cremina.
Si può trovare in commercio di diverse marche, e qualità.
Per chi vuole si può fare a casa con questi ingredienti:
1) Una parte di pastoncino di ottima qualita;
2) Una parte di sfarinati di cereali per bambini;
3) Una parte di sfarinati di verdura par bambini;
4) Una parte di frutta frullata con un pò di miele. 
 
 
N.B. Il Pullo appena nato può sopravvivere senza mangiare per circa mezza giornata, passato quasto primo periodo, esaurito il tuorlo contenuto nell'addome, se non viene imbeccato muore per disidratazione.
 
Qundi chi alleva allo stecco e buona abitudine imbeccare i Pulli ogni 2 ore, durante la notte possono rimanere digiuni 12 ore, quindi e bene la sera verso le 22:00 dare l'ibeccata ai Pulli, tutto va fatto fino a svezzamento avvenuto.
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
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